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17/12/2009 11.25 | Tutte | Indietro
Caldissime

Pil 2009 -4,7% salirà nel 2010, per Csp stretta credito ostacola ripresa

Pil 2009 -4,7% salirà nel 2010, per Csp stretta credito ostacola ripresa
Il Pil italiano chiuderà il 2009 con un calo del 4,7% per poi tornare a salire dell'1,1% nel 2010. La ripresa, secondo le nuove stime rese note oggi dal Centro studi di Confindustria, si rafforzerà nel 2011 con un aumento del Pil pari all'1,3%. Grazie a questi risultati, il prodotto interno lordo tornerà tra due anni al livello del 2005.

Le precedenti stime evidenziavano un calo del Pil pari al 4,8% nel 2009 e un aumento dell'1% nel 2010. Secondo il Centro studi di Confindustria "la ripresa è avviata e non deraglierà ma sarà rapida abbastanza da sciogliere i nodi economici e sociali ingarbugliati dalla più violenta recessione da ottantanni in qua".

E' comunque il credito difficile l'ostacolo più insidioso sulla strada della ripresa e "lo sarà ancora a lungo perchè il risanamento dei bilanci bancari è appena all'inizio e le nuove regole che dovrebbero essere annunciate a inizio anno costringeranno a ridurre la leva".

In Italia la variazione annua dei prestiti alle imprese è ormai ampiamente negativa (-1,6% ad ottobre dal +10,8% di settembre 2008). L'irrigidimento dei criteri di erogazione si riflette anche negli spread applicati ai finanziamenti, che rimangono molto alti: in ottobre erano pari a 1,6 punti percentuali rispetto all'euribor a 3 mesi e a 2,4% per le Pmi. Difficilmente gli spread scenderanno ai livelli pre-crisi.

Per quanto riguarda le altre variabili macro economiche, i consumi sono stimati in calo dell'1,7% nel 2009 e in aumento dello 0,8% nel 2010 grazie alla buona dinamica delle retribuzioni reali (+0,8%) e al miglioramento dei bilanci familiari. I consumi accelereranno poi nel 2011 (+1,3%), sospinti da un incremento del reddito disponibile.

Analogo, nelle previsioni del CsC, il profilo degli investimenti che rimangono una debole componente della domanda. Nel 2009 il calo sarà del 12,6% dopo il -3% del 2008 mentre nel 2010 e nel 2011 è atteso un aumento, rispettivamente, dell'1,4% e del 2,7%.

Perquanto riguarda invece l'andamento della bilancia commerciale, dopo il calo dell'export nel 2009 (-19%), la ripresa degli scambi mondiali per il prossimo anno trainerà le esportazioni italiane che saliranno del 4%. Per l'import, invece, l'aumento nel 2010 sarà pari al 3,8%. Per i prezzi al consumo il Centro studi di Confindustria stima un aumento nel 2009 pari allo 0,8% e una dinamica più sostenuta nei due anni a venire con un aumento dell'1,4% nel 2010 e del 2% nel 2011.

Quanto al rapporto deficit/Pil aumenterà al 5,4% nel 2009 dal 2,7% nel 2008 e si attesterà nel 2010 e nel 2011 rispettivamente al 5,3% e al 5%. Inoltre il debito pubblico chiudera' il 2009 al 114,9% per poi salire al 117,2% nel 2010 e al 118,2% nel 2011. Secondo le precedenti stime il deficit 2009 era stimato al 5,2% e al 5% nel 2010 mentre il debito era atteso al 114,8% nel 2009 e al 117,8% nel 2010.

Le nuove previsioni del Centro studi di Confindustria non incorporano la manovra prevista dal Governo per il 2011 che prevede interventi pari allo 0,4% del Pil. Le stime confermano la dinamica negativa delle entrate per l'anno in corso (-1,3%) e il progressivo recupero nel 2010 (+1,5%) e nel 2011 (+3,1%).

Sul versante delle uscite il Centro studi si aspetta un'accelerazione al +4% per l'anno in corso, un rallentamento nel 2010 (+1,3%) e una ripresa nel 2011 (+2,5%). La spesa pubblica è vista al 52,5% del Pil nel 2009, al 51,8% nel 2010 e al 51,4% nel 2011. Il saldo primario risulterà negativo nel 2009 e nel 2010 per, rispettivamente, lo 0,5% e lo 0,3% del Pil e nullo nel 2011.

Per quanto riguarda la dinamica del debito pubblico, l'aumento nel 2009 è in larga parte attribuibile al peggioramento del fabbisogno che nei primi nove mesi dell'anno è stato pari a 73,6 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2008 (35,4 miliardi). Il peggioramento dell'indebitamento, il dato del 2009, è quasi integralmente attribuibile all'andamento delle entrate.

A proposito infine dei posti di lavoro persi per la crisi tra il 2008 e il 2009 ammontano a 470mila, di cui 128mila nel 2008 e 342mila quest'anno. Ma sono a rischio altri 195mila posti tra il 2010 e il 2011, nel caso in cui "il 70% del calo delle unità di lavoro in Cig si traducesse in lavoratori riassorbiti". Gli economisti del CsC stimano il tasso di disoccupazione all'8,7% nel 2010 e al 9% nel 2011. Il 2009 si chiuderà con un tasso di disoccupazione al 7,6%.

Arianna Ferrari




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